INFORMAZIONE

In questa pagina raccogliamo quanto viene dichiarato da menti autorevoli e menti comun, mettendo a disposizione della facoltà critica di ogni lettore di trarne gli spunti per giungere alla propria sintesi. Da parte nostra l'impegno a non avere specifici interessi a "censurare" pareri scomodi al principio commerciale del "purchè si venda. Nella sezione "comunichiamo" e "social network" siamo disponibili a ricevere suggerimenti, ulteriore informazione, critiche e pronti a darvi risposta ad ogni quesito.

INDICE

- Caffè crudo
- Caffè e gastrite
- Effetti della caffeina sull'apparato cardiovascolare ed altri organi
- Caffè e gravidanza
- Caffè e sport
- Un buon caffè contro l'Alzheimer
- Il caffè: Miti e realtà sulla caffeina
- Zucchero vs caffeina
- Il caffè protegge dalla cirrosi epatica alcolica
- Antitesi: i danni della caffeina
- Il Caffè riduce il rischio di diabete
- Il Caffè protegge dal cancro
- Il Caffè sulla pelle
- Caffeina e malattia di Parkinson

 

CAFFE' CRUDO
Nome botanico latino. Coffea arabica L.
Famiglia botanica. Rubiacee/Coffeoidee/Ixoree (sez. Eucoffea).
Significato del nome. Deriva da Caffa o Kaffa regione dell'Alta Etiopia, da cui proviene questo albero. Arabica: dell'Arabia, ma la vera patria è l'Abissinia, come accennato.
Nomi internazionali. It.: Caffè. Fr.: Caféier, Café. Ingl.: Coffee. Ted.: Kaffe. Sp.: Koffy. Arabo: Cahovah o Cabouch = togliere l'appetito e dare forza.
Sinonimi botanici. Coffea vulgaris Moench.
Nomi dialettali. Cafè, Caffè.

Descrizione botanica. La coffea arabica è un arbusto alto 1-10 metri, foglie ovali, opposte, sempre verdi, alle cui ascelle sbocciano dei fiori bianchissimi, odorosi e penetranti. La drupa o frutto, a maturità diventa rossa, gialla o bianca, somigliando assai alla ciliegia. Il frutto contiene due semi, ma nel caffè perlato ve ne è uno solo subrotondo. I semi hanno sapore amarognolo, odore erbaceo. Il colore verde o verde-giallastro.

Dove si trova. Spontanea nell'Abissinia meridionale, allo stato selvaggio anche nel Sudan e in tutta l'Africa equatoriale. Si coltiva nell'America del sud, Giava, India, Arabia.

Parti usate. I semi crudi, tostati e le foglie.

Fioritura. Primavera.

Tempo balsamico. Giugno-agosto.

Corrispondenze astrologiche. Ariete, Leone, Vergine, Sole, Venere, Mercurio.

Composizione chimica. Caffeina (1-2%), acido caffetannico, (una miscela di vari acidi: ac. clorogenico e acido caffeico), caffeone e olio essenziale di caffè che nascono durante il processo della torrefazione. Il costituente principale profumato del caffè è il caffeolo. Sostanze volatili: acetone, furfurolo, acido formico ed acetico, resorcina, idrochinone, pirrolo, piridina. Cera, grassi, zuccheri caramellati. Il caffeone si produce con la torrefazione a spese della caffeina e dell'acido caffetannico che si trovano più abbondanti nel caffè verde o crudo. è presente anche la trigonellina (N-metilbetaina dell'acido nicotinico) che durante la tostatura si decompone con formazione di acido nicotinico. Altri componenti sono le vitamine del gruppo B, fra cui niacina 22-53 mg %, in media 33 mg. %; ferro, calcio, piccole quantità di sodio e di fluoro. Ma sostanza predominante è sempre la Caffeina (trimetilxantina) che si trova pure nella noce do Kola e nella Paullinia sorbilis dell'Amazzonia.

Azione farmacodinamica.
Tonica, nervina, cardiocinetica, diuretica, antispasmodica, febbrifuga, stimolante generale dei nervi.

Applicazioni terapeutiche. E' un ottimo eccitante corticale (sonnolenze, stati depressivi, stanchezza) e bulbare (stati di sofferenza dei centri vasomotore e respiratorio) è pure fra i migliori analettici cardiaci (in qualsiasi forma organica del cuore) e fra i più efficaci diuretici. Questa droga viene impiegata pure come eupeptico, come tonico della muscolatura striata e come spasmolitico dei vasi coronari (angina pectoris) e cerebrali (emicranie, cefalee). Insufficienza aortica, asma cardiaco, e nei casi di avvelenamento per veleni dei serpenti, da alcool, oppio, etc. L'eccitazione cerebrale, mentale sino all'insonnia, è anche prodotta dal Caffeone, che, è anche antisettico e diuretico. L'affinità con il sistema nervoso ne fa un rimedio, ma i cui effetti variano con le dosi. Calma l'insonnia e il soverchio eccitamento, e nei sonnolenti e apatici risveglia le energie fisiche e intellettuali. Nelle malattie acute la sua azione si fa sentire per 2-8 ore, nelle croniche sino a 10 giorni.

Controindicazioni. Ulcerosi gastrici, ipertesi (può produrre un durevole aumento della pressione arteriosa, fra i 10 e gli 80 mm. di Hg. è controindicato nei neuropatici, artritici, uricemici e soggetti affetti da lesioni miocardiche.

Preparazioni e dosi. Riassunto.
Caffè crudo o tostato? Il caffè crudo contiene più caffeina e principi attivi che da abbrustolito. In questo ultimo caso si avrebbe il caffeone. Ritengo opportuno come suggeriscono i medici omeopatici, di somministrarlo crudo. Qualora si avesse bisogno anche delle sostanze che si formano nella torrefazione, allora mescolare i semi crudi con i torrefatti.
Infuso di semi crudi: gr. 10 di caffè macinato, acqua 100 gr. infusione 15 minuti. Colare e bere senza zucchero. Il seme crudo ha facilità a cedere all'acqua tutti i suoi principi attivi, ma non è così quando è torrefatto.
Estratto fluido (gr. 1 = XXXIX gocce). Dose: gr. 2-10 più volte al giorno.
Sciroppo: gr. 5 d'estratto in 95 gr. di sciroppo di zucchero: a bicchierini.
(Tratto dal Grande Erbario Medicinale, di Tommaso Palamidessi)

SEMPRE SUL CAFFE' CRUDO
Le virtù benefiche del caffè verde sono state ampiamente descritte e divulgate, basta fare una semplice ricerca sul web per veder apparire numerosissimi link a pagine che trattano il caffè verde in ogni suo aspetto. Una delle virtù più celebrate (e non poteva essere diversamente in un contesto in cui si è spesso costretti ad una vita sedentaria) è la capacità di questa bevanda, in virtù dell'acido clorogenico contenuti in gran quantità nei chicchi di caffè crudo, di bruciare grassi in eccesso e combatterne la formazione rende il caffè verde come un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti.
Tuttavia il caffè verde non è ancora ampiamente diffuso a livello commerciale ed anche il suo consumo non è immediato come altri prodotti, dovendolo assumerlo dopo un'infusione abbastanza lunga.
Una soluzione a questi piccoli inconvenienti è data dai prodotti d'erboristeria. In fatti tra questi è possibile trovare i principi attivi del caffè verde (essenzialmente acido clorogenico ma anche tannini, antiossidanti e caffeina sopratutto) raccolti in compresse, tavolette o composto solubile da sciogliere in acqua.
Indubbiamente sotto l'aspetto della comodità la questione della reperibilità del caffè verde potrebbe essere risolta con questi prodotti derivati. Tuttavia resta irrisolta la questione del gusto nel senso che questi estratti sono insapori ed assomigliano più a un integratore alimentare che a una gustosa tazza di caffè verde. Infatti il caffè verde ottenuto per infusione ha un suo gusto specifico dato dai componenti aromatici volatili che vengono dispersi tanto in fase di tostatura necessaria alla trasformazione del caffè verde in caffè classico, quanto in fase di estrazione dove vengono tenuti in considerazione i principi attivi a scapito degli aspetti organolettici della bevanda. Ragion per cui il mio suggerimento non può che essere quello di armarsi di pazienza e prepararsi la propria tazza di caffè verde senza rinunciare al gusto e al rito che è proprio nella preparazione del caffè.
(buonobuono.it)

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CAFFE' E GASTRITE
Il caffè rientra tra i primi posti nella lista degli alimenti SCONSIGLIATI in presenza di gastrite; la famosa bevanda è infatti dotata di proprietà eupeptiche. Come tale, il caffè può favorire la digestione, poiché stimola la salivazione e la secrezione di succhi gastrici, grazie alla presenza di caffeina ed altre sostanze sinergiche (caffeone); se tale effetto può essere particolarmente utile in presenza di dispepsie da ipocloridria (ridotta secrezione di acido cloridrico in ambiente gastrico), dall'altro lato rende il caffè una bevanda controindicata in presenza di gastrite ed ulcera peptica, poiché accentua l'insulto alla mucosa gastrica ritardandone l'eventuale riparazione. Inoltre, la caffeina è nota per la capacità di allentare la tenuta dello sfintere gastro-esofageo, che impedisce la risalita del contenuto gastrico nell'esofago; di conseguenza, il caffè non andrebbe consumato, o eventualmente sostituito con quello decaffeinato, e sempre con moderazione, in presenza di gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcera peptica, esofago di Barrett.
- I FANS riducono la concentrazione di bicarbonato nel muco gastrico ed inibiscono la sintesi di alcune prostaglandine utili per proteggere la mucosa dello stomaco; l'effetto gastrolesivo è ridotto per il paracetamolo e per gli inibitori selettivi delle COX-2.
- Il cortisone, similmente ai FANS, ma con diversa modalità d'azione, esercita un'azione gastrolesiva, probabilmente andando a perturbare il flusso ematico a livello gastrico.
- L'alcool può favorire la comparsa di gastrite ed ulcera peptica, poiché, ad alte dosi, riduce la quantità di bicarbonati nel muco.
- Il fumo di sigaretta aumenta il tempo di svuotamento gastrico, facilita il reflusso gastro-duodenale e riduce la secrezione di bicarbonati; rientra quindi tra i fattori che predispongono allo sviluppo di gastrite.
- Le ammine simpatico-mimetiche ed in particolare la caffeina del caffè, ma anche del tè, della cola, del cacao, del guaranà, del matè, possono incrementare drasticamente la secrezione acida dello stomaco, mentre il caffeone può interferire con le capacità di difesa della mucosa gastrica. Non a caso, i gastroenterologi utilizzano il cosiddetto test alla caffeina per valutare la secrezione gastrica del paziente.
- Pasti troppo abbondanti, consumati troppo in fretta, senza masticare, associazioni alimentari scorrette; pomodori, cacao, spremute, succhi acidi, grassi cotti, fritture, pepe, peperoncino e spezie in genere sono considerati abitudini ed alimenti che predispongono alla gastrite. Vedi dieta e gastrite.
- Completano il quadro dei fattori che favoriscono la comparsa di questo disturbo alcuni elementi di tipo psico-sociale, come forti stress, conflittualità interiori, forte spirito di competizione ecc.
Si noti che la caffeina è presente non solo nel caffè e in altre bevande o alimenti, ma anche in alcune specialità medicinali, ad esempio contro la cefalea. Altre metilxantine utilizzate nella prevenzione del broncospasmo (proprietà antiasmatiche di teofillina ed amminofillina) possono favorire la secrezione gastrica.
Vomitare sangue che assomiglia a fondi di caffè (ematemesi), quindi digerito, è uno dei sintomi cardine di una grave gastrite accompagnata da ulcera gastrica.
(Mypersonaltrainer - 2011)

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EFFETTI DELLA CAFFEINA SULL'APPARATO CARDIOVASCOLARE ED ALTRI ORGANI
La caffeina può compromettere l'emodinamica cardiovascolare e le proprietà elettrofisiologiche cardiache.

Meccanismi molecolari
Diversi meccanismi molecolari per la metilxantina sono stati scoperti in vitro, ma solo alcuni, che avvengono a concentrazioni ragionevolmente basse, sono coinvolti nelle reazioni osservate in vivo. Alcuni di questi effetti comprendono:
Inibizione delle fosfodieserasi, che causa un aumento dell' AMP ciclico intra-miocardico e un'azione inotropica positiva sul miocardio
Inibizione dei recettori dell' adenosina, che probabilmente contrasta l' effetto isotropo negativo indotto dall'adenosina
Facilitazione del rilascio di norepinefrina dalle terminazione nervose simpatiche
Aumento nel calcio intracellulare, che è mediato, ad alte dosi di caffeina, dall'inibizione del reuptake (riassorbimento) del calcio nel reticolo sarcoplasmatico ed, a basse dosi, dal rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
Aumento della sensibilità al calcio dei miofilamenti
Anche se le metilxantine hanno un effetto inotropo positivo, esse non trovano indicazione nel trattamento dello scompenso cardiaco. I rischi e gli effetti sfavorevoli derivanti dal loro effetto stimolante sul sistema nervoso e sul ritmo cardiaco, superano, infatti, qualsiasi potenziale beneficio ottenibile con un aumento dell'inotropismo.

Aritmie
C'è una credenza diffusa che la caffeina, specialmente in grandi dosi, sia associata a palpitazioni e ad un certo numero di aritmie, incluse fibrillazione atriale, tachiaritmia sopraventricolare, ectopia ventricolare.
Tuttavia, nonostante la relazione teorica tra caffeina e insorgenza di aritmie, non esiste alcuna prova, negli esseri umani, che la caffeina, alle dosi con le quali è comunemente consumata, possa provocare qualsiasi aritmia, si essa spontanea o provocata in laboratorio elettrofisiologico. Inoltre, tra i pazienti affetti da aritmia, l'eliminazione dalla dieta della caffeina non ha prodotto dei benefic. Infine, la somministrazione di una moderata dose di caffeina non induce manifestazioni aritmiche, anche in pazienti con aritmia ventricolare nota e potenzialmente fatale.
Nondimeno, non si può completamente escludereche esista una relazione tra assunzione di caffeina e aritmia in pazienti selezionati. Segnalazioni di casi di assunzione di dosi elevate di caffeina suggeriscono che la tossicità della sostanza può essere associata con episodi di aritmia, specialmente in pazienti con anomalie cardiache latenti.
Studi elettrofisiologici hanno evidenziato effetti della caffeina che potrebbero favorire la comparsa d'aritmie. Elevate concentrazioni di caffeina possono direttamente aumentare il flusso transmembrana di calcio che è responsabile del potenziale postumo. Nei modelli sperimentali, anche basse concentrazioni di caffeina possono aumentare l'attività innescata dovuta al rilascio di calcio da parte del reticolo sarcoplasmatico.

Effetti emodinamici
La caffeina può, in pazienti che non l'assumono regolarmente, aumentare notevolmente la pressione sanguigna, anche di 10 mmHg. Una notevole assunzione di caffeina provoca, invece, effetti minimi o nulli nei bevitori abituali di caffè. La caffeina può anche accentuare ulteriormente (di circa 5 mmHg) l'aumento della pressione arteriosa indotto dallo stress, ad esempio quello che può originare sul posto di lavoro. L'aumento delle resistenze vascolari associato a questi cambiamenti coinvolge anche la circololazione cerebrale e coronarica.
L'effetto immediato della caffeina è più pronunciato nei pazienti ipertesi. In uno studio su 182 pazienti, la caffeina ha aumentato la pressione sanguigna sistolica e diastolica in tutti i partecipanti. Tuttavia, la reazione maggiore è stata osservata in pazienti nei quali era stata diagnosticata ipertensione; in confronto a soggetti che presentavano pressione sanguigna ottimale, quelli affetti da ipertensione hanno avuto un aumento >1,5 mm Hg della pressione arteriosa ed il 90% presentava un valore che rientrava nella fascia dell'ipertensione; lo stesso fenomeno fu riscontrato in meno del 20 per cento dei soggetti non affetti da ipertensione. L'effetto ipertensivo potrebbe essere più pronunciato nei pazienti anziani affetti da ipertensione.
L'effetto dell'assunzione cronica di caffeina è meno chiaro. Non sembra esserci un aumento dell'incidenza di ipertensione dovuta all'attenuazione della risposta vascolare. Tuttavia, secondo alcune osservazioni, l'uso cronico di caffeina può causare un piccolo aumento della pressione arteriosa, specialmente in gruppi selezionati di individui. Una meta-analisi di 11 sperimentazioni cliniche mostrò che l'assunzione di caffè (nella dose media di cinque tazze al giorno) aveva causato un aumento della pressione sistolica e diastolica rispettivamente di 2,4 e 1,2 mmHg. Similmente, si possono notare abbassamenti della pressione sanguigna quando i bevitori abituali di caffè se ne astengono o lo sostituiscono con caffè decaffeinato.
Gli effetti cardiovascolari del caffè potrebbero non essere dovuti unicamente alla caffeina. In uno studio su 15 volontari (6 bevitori abituali di caffè e 9 non abituali), la caffeina per via endovenosa ha aumentato l'attività nervosa simpatica muscolare e la pressione arteriosa ad un livello simile in entrambi i gruppi. Il caffè con caffeina ha aumentato la pressione arteriosa solo nei bevitori non abituali, nonostante fossero simili le concentrazioni plasmatiche di caffeina e l' aumento dell'attività nervosa simpatica muscolare. Inoltre, i bevitori occasionali presentano aumenti simili della pressione arteriosa e dell'attività nervosa simpatica muscolare con l'assunzione di caffè sia con caffeina sia decaffeinato.

Meccanismo
L'effetto immediato sulla pressione, indotto dalla caffeina, viene probabilmente mediato dalla vasocostrizione risultante da due fattori:
Un aumento dell'attività simpatica e delle concentrazioni delle catecolamine circololanti che potrebbero essere mediate dalla stimolazione del Sistema Nervoso Centrale. Tuttavia, la precedente osservazione, secondo la quale nei bevitori abituali l'attività nervosa simpatica muscolare aumenta anche con l'assenza di risposta vascolare, suggerisce che il solo aumento dell'attività simpatica non è sufficiente.
Antagonismo dell'adenosina endogena. Un conseguente aumento del numero di recettori dell'adenosina probabilmente spiega la tolleranza all'assunzione cronica di caffè.
L'entità della risposta pressoria è in parte determinata dalla farmacocinetica della caffeina, diversa in ogni individuo. Questo è stato chiarito in uno studio su bevitori abituali di caffè normotesi che hanno assunto caffè dopo un'astinenza pari a 4,5 volte i tempi di emivita individuali della caffeina; il conseguente aumento della pressione arteriosa era inversamente collegato alla concentrazione plasmatica della sostanza. Dunque, è più facile che coloro che metabolizzano rapidamente la caffeina presentino una risposta pressoria dopo aver bevuto caffè, nonostante il fenomeno dell'adattamento.

Disturbi cardiovascolari

C'è notevole disaccordo sugli effetti dell'assunzione di caffè sui disturbi delle arterie coronariche. L'Health Professionals Study, che nel corso degli anni ha seguito 45.589 uomini per un periodo di due anni, non ha trovato relazione tra assunzione di caffè, caffeina e tè e l'incidenza di disturbi alle coronarie o di disturbi cerebrovascolari. Un altro studio condotto su 20.179 soggetti, tra i 30 e i 59 anni, non ha trovato relazione tra l'assunzione di caffè e infarti non fatali del miocardio o mortalità dovuta a disturbi delle coronarie.
D'altra parte, uno studio ha scoperto che l'assunzione di caffè in grandi quantità aumenta il rischio a breve termine di infarto del miocardio o morte coronarica, indipendentemente dal metodo di assunzione o dai fattori di rischio per malattie cardiovascolari noti. Un gruppo di 1.971 uomini, tra i 42 e i 60 anni, e senza sintomi iniziali di malattie cardiovascolari, tra il 1984 e il 1989 è stato seguito per 14 anni. Tra questi, 269 partecipanti hanno subito un evento coronarico acuto. Dopo correzione per i fattori di rischio, il tasso di eventi nei bevitori abituali di grandi quantità (814 mL o più) era 1,43 (IC 95% 1,06-1,94)

Caffeina e diabete
La relazione tra il diabete mellito tipo 2 e l'assunzione di qualsiasi tipo di caffè, di caffè normale, di caffè decaffeinato, e di tutte le bevande contenenti caffeina è stato valutato su 41,934 uomini che hanno partecipato al "Health Professionals Follow-up Study" e su 84,276 donne durante il "Nurses' Health Study". Non c'era nessuna relazione tra l'assunzione di caffè decaffeinato e diabete mellito tipo 2. Durante la ricerca di altri fattori di rischio per il diabete, come ad esempio il peso corporeo, i ricercatori hanno scoperto che le persone che bevevano più caffè erano meno predisposte a sviluppare il diabete mellito tipo 2. Questa relazione era più forte nelle donne che negli uomini.

Caffeina ed effetti sulle piastrine
Il consumo cronico di caffeina (dai 400 ai 600 mg/al giorno per due settimane) produce un aumento dei recettori per l'adenosina delle piastrine umane, a causa della sintesi dei nuovi recettori durante la differenziazione dei precursori cellulari. Ne consegue un effetto antiaggregante, un aumento nell' accumulazione di AMP ciclico, e un abbassamento dei livelli di calcio intracellulare.

Caffeina e calcoli biliari
L' "Health Professionals Follow-up Study" ha esaminato la relazione tra l'assunzione di caffè e il rischio di calcoli biliari sintomatici su 46,008 uomini, dai 40 ai 75 anni, senza storia di calcolosi. In questo gruppo, l'assunzione di caffè potrebbe aver contribuito a prevenire la calcolosi sintomatica delle vie biliari. Il rischio relativo (RR) corretto per quelli che bevevano costantemente da due a tre tazze di caffè normale al giorno era di 0,60 (ICI 95% 0,42-0,86) e per quelli che bevevano quattro o più tazze al giorno il RR era di 0,55 (ICI 95% 0,33-0,92). Tutti i metodi di preparazione del caffè mostrarono una diminuzione del rischio. Il rischio di calcoli biliari sintomatici diminuiva anche con l'aumento dell'assunzione di caffeina (p = 0,005). Al contrario, il caffè decaffeinato non è stato associato ad una diminuzione del rischio.

La caffeina protegge dalla cirrosi epatica?

Una correlazione inversa fra numero di caffè bevuti e cirrosi epatica è stata osservata in diversi studi.

Te nero o caffeina
è stato dimostrato che l'assunzione di te (sia a breve che a lungo termine) migliora la dilatazione endotelio-dipendente flusso-mediata dell'arteria brachiale. Studi epidemiologici indicano che i flavonoidi del plasma aumentano dopo l'assunzione di te diminuendo così il rischio cardiovascolare e riducendo la disfunzione dell'endotelio. Equivalenti dosi orali di caffeina (200 mg) non avevano nessun effetto a breve termine sulla dilatazione flusso mediata.
(V. Candiano - 17/03/2011)

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CAFFE' E GRAVIDANZA
Il rapporto tra caffè e gravidanza è abbastanza conflittuale; c'è chi lo ammette con rigorosa moderazione e chi suggerisce di abolirlo, ricordando alcuni studi che mettono in guardia dai pericoli del caffè, non solo in gravidanza, ma anche nella vita di tutti i giorni. Secondo molte autorità internazionali, la dose massima di caffeina ammissibile durante la gravidanza è di 200 mg al giorno; tale limite viene quasi eguagliato bevendo un paio di tazzine di caffè espresso, e superato se la dieta prevede anche il consumo di una lattina di coca-cola o di red bull.
Purtroppo non è facile esprimere una sentenza definitiva ed inappellabile sull'argomento; la letteratura scientifica è infatti ricchissima di studi sul rapporto tra caffè e gravidanza, spesso dai risultati contrastanti. Per alcuni sarebbero accettabili apporti quotidiani fino a 300-400mg di caffeina, mentre secondo altri anche un apporto modesto potrebbe aumentare il rischio di aborto spontaneo e basso peso alla nascita. Quindi, per essere assolutamente al sicuro, è preferibile ridurre l'apporto quotidiano di caffeina limitandosi ad una sola tazzina di caffè o meglio ancora eliminandolo del tutto. (Vedi tabella)
Per la maggior parte dei medici fa comunque fede un grosso studio popolazionistico che nel 2008 ha evidenziato che il consumo di 200 o più milligrammi di caffeina al giorno, durante la gravidanza, è associato ad un rischio di aborto spontaneo quasi doppio rispetto alle gestanti che non ne assumono affatto. Nonostante manchino certezze assolute sul fatto che tale rischio sia effettivamente associato all'elevato apporto di caffeina in sé, piuttosto che alla presenza di fattori di rischio concomitanti, più comuni nelle donne che superano i 200 mg di caffeina al giorno (stress, fumo, alcol, cattiva alimentazione ecc.), la prudenza è d'obbligo. Anche l'eccessivo consumo di caffè decaffeinato durante la gravidanza viene sconsigliato da alcuni per il rischio di assumere quantità eccessive dei solventi chimici utilizzati per estrarre la caffeina. In realtà tali solventi vengono in massima parte allontanati durante il processo di torrefazione. Non sembrano destare particolare preoccupazione nemmeno le varie sostanze con accertato potere carcinogeno nei roditori; infatti, le loro concentrazioni nel caffè, sia tradizionale che decaffeinato, sono piuttosto esigue e per questo considerate sicure o perlomeno tollerabili anche in gravidanza. (Mypersonaltrainer - 2011).

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CAFFE' E SPORT
La caffeina appartiene chimicamente ad un gruppo di sostanze chiamate "purine" (il termine chimico è 1,3,7-trimetilxantina), presenti in natura nei chicchi di caffè, nelle foglie di tè, nella cioccolata, nel cacao e nei semi di cola (una pianta africana).
La caffeina viene spesso aggiunta nelle bevande gassate ed in molti farmaci o integratori vendibili senza ricetta. In natura esistono ben sessantatre specie di piante contenenti caffeina.
Effetti della caffeina
Anche se gli effetti ergogenici della caffeina non sono ancora stati pienamente chiariti, sembra ormai certo che essi siano mediati dalla liberazione di catecolamine. Questi ormoni sono chiamati rispettivamente adrenalina e noradrenalina oppure epinefrina e norepinefrina. La loro azione, massima durante uno spavento o uno sforzo improvviso ed intenso, agisce sia a livello centrale che periferico. Per preparare il corpo a sostenere questo grosso impegno psicofisico le catecolamine:
" aumentano il flusso coronarico (maggiore apporto di sangue al cuore)
" aumentano la gittata cardiaca (maggiore apporto di sangue ai tessuti)
" aumentano la pressione arteriosa sistolica
" aumentano il flusso ematico muscolare, renale e cutaneo
" aumentano il metabolismo
" aumentano la produzione di glucosio (glicogenolisi) e la lipolisi
" bloccano i recettori dell'adenosina delle cellule adipose e di quelle nervose (effetto lipolitico e stimolante)
La caffeina favorisce pertanto l'utilizzo di grassi come carburante, risparmiando le riserve glucidiche; aumenta il metabolismo corporeo favorendo il dimagrimento (viene spesso associata a prodotti dimagranti o anti cellulite); produce effetti analgesici nel sistema nervoso centrale, diminuendo anche la percezione di fatica e migliorando la velocità di reclutamento delle fibre nervose.
Dieta e caffeina
Negli Stati Uniti il 45% della caffeina assunta proviene dal caffè altre importanti fonti alimentari di caffeina sono rappresentate dal tè, bevande tipo cola, drink energetici, medicinali (diuretici, dimagranti ed antidolorifici in primis).

(vedi tabella)

NOTA BENE: negli sportivi occorre tener conto dell'effetto sommatorio della caffeina assunta con i vari alimenti in modo da non superare i limiti imposti dalle normative antidoping.
Il contenuto in caffeina del caffè moka tradizionale é superiore rispetto all'espresso
Nelle donne l'utilizzo di alcuni contraccettivi (etinilestradiolo) incrementa la durata di azione della caffeina di circa il 50%.
Alcuni farmaci hanno un elevato contenuto in caffeina (100-200 mg a compressa)

La dieta è in grado di influenzare la risposta individuale alla caffeina. La differente sensibilità nei confronti di questa sostanza potrebbe quindi essere spiegata anche analizzando le abitudini alimentari di chi la assume. Si è visto, per esempio, che la caffeina presente nel caffè ha un'efficacia ergogenica inferiore rispetto a quella venduta in compresse. La mobilitazione dei grassi derivante dall'ingestione di caffeina è inferiore nei soggetti che assumono alte quantità di carboidrati nel pasto pregara. Molto importante è anche l'assuefazione alla sostanza, quel processo per cui l'organismo sviluppa una sorta di resistenza nei confronti della sua azione farmacologica. Per massimizzare gli effetti ergogenici della caffeina, l'atleta dovrebbe quindi astenersi dal consumo di cibi, farmaci e bevande contenenti caffeina, nei quattro sei giorni che precedono la competizione.

La parola alla scienza
Malgrado non tutti gli studi confermino gli effetti ergogenici della caffeina, la maggior parte di essi ne esalta tali caratteristiche, già a basse dosi. Vediamone alcune:
in uno studio, alcuni atleti che avevano assunto caffeina a dosi elevate (10 mg/kg di peso corporeo) hanno fatto registrare una prestazione superiore del 19% rispetto a quella di altri atleti trattati con placebo o in condizioni di controllo. La prova consisteva in un esercizio al tapis roulant protratto fino all'esaurimento fisico.
Altri studi hanno dimostrato che il massimo effetto ergogenico della caffeina è ottenibile attraverso dosaggi nell'ordine dei 5 mg/kg. A tali dosi, la concentrazione di caffeina nelle urine è risultata addirittura inferiore ai limiti imposti dal CIO.
Quantitativi superiori non sembrano apportare significativi miglioramenti della performance atletica.
Gli effetti della caffeina sull'apparato muscolare sono massimi per esercizi di media intensità. Viceversa non è stato dimostrato alcun effetto positivo sulla potenza o sulla forza massimale.

Assunzione di caffeina
Per massimizzare gli effetti positivi si consiglia di assumere dai 3 ai 6 mg di caffeina per Kg di peso corporeo, dai 180 ai 75 minuti prima della competizione sportiva. Piccole dosi possono essere assunte anche durante prestazioni di endurance, per esempio in vista del traguardo.
Considerata la grande variabilità individuale è buona regola sperimentare l'utilizzo di caffeina in allenamento, evitando di assumerla nei tre giorni che precedono la competizione. A causa dei possibili effetti collaterali si raccomanda di consultare un medico prima dell'uso.

Controlli antidoping
In virtù dei suoi effetti ergogenici, la caffeina non può essere assunta liberamente dagli atleti. Le autorità antidoping hanno infatti fissato dei limiti di assunzione, oltre i quali l'utilizzo di questa sostanza viene considerato doping e come tale punito con la squalifica dell'atleta.
Un soggetto risulta positivo ai controlli antidoping quando la concentrazione di caffeina nelle urine supera i 0.012 mg/ml (= 12mcg/ml)*. Non é facile stabilire con esattezza quale sia la dose di assunzione in grado di superare tale soglia, dato che la caffeina viene metabolizzata dal fegato a velocità diverse da individuo ad individuo (un po' come succede per l'alcol). Tale valore limite può essere raggiunto, a grandi linee, assumendo 800-1200 mg di caffeina pura oppure 8 tazze di caffè forte.
Per questo motivo si consiglia di non superare le 6-8 tazzine di caffè espresso o le due-tre tazze di caffè tradizionale nelle tre ore precedenti la competizione. è inoltre importante prestare particolare attenzione al possibile effetto additivo (assunzione contemporanea di energy drink, caffè e farmaci o altre bevande a base di caffeina).
* Tali valori possono variare leggermente in base alla federazione sportiva di appartenenza.

Effetti indesiderati
L'assunzione di caffeina non è priva di rischi, soprattutto per coloro che normalmente evitano di assumerla con la dieta. In soggetti particolarmente sensibili alla sua azione, effetti collaterali anche importanti compaiono già a dosi moderate (due tazzine di caff&eacute). I classici sintomi da eccessiva assunzione di caffeina comprendono: eccitazione smodata, emicrania, insonnia, tremori, irritabilità. La caffeina favorisce la perdita di liquidi (effetto diuretico) e deve pertanto essere assunta insieme a bevande, mantenendosi ben idratati durante tutta l'attività fisica.
In caso di dosi superiori ai 500-1000 mg possono anche comparire alterazioni del ritmo cardiaco (tachicardia ed extrasistole ventricolare). La LD-50 della caffeina (quantità letale per il 50% della popolazione), corrisponde a 150 mg/kg di peso, ben trenta volte al di sopra dei valori consigliati.
(Mypersonaltrainer - 2011).

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IL CAFFE' E' VERDE? COSI' BRUCIA I GRASSI E STOPPA GLI ZUCCHERI
Il caffè della speranza è verde. La speranza è quella di perdere peso bevendone una tazzina al giorno. Il caffè verde, risultato di una miscela di chicchi non tostati e arabica, potrebbe far perdere fino a due chili in un mese. Lo afferma uno studio pubblicato sull`American journal of clinical nutrition.
Il potere dimagrante deriverebbe dall`alto contenuto di acido clorogenico (dal 6 al 10% in ogni porzione), che riduce l`assorbimento di zuccheri a livello intestinale e aumenta la velocità con cui vengono bruciati i grassi.
Con una tazza di caffè verde per colazione si perderebbe un chilo e mezzo nelle prime due settimane e più di due entro un mese. Chi ha bevuto caffè normale ha perso solo un paio di etti e chi si è astenuto completamente ha mantenuto stabile il proprio peso. "Le molecole di acido clorogenico - ha detto Laurent Fresnel, uno dei creatori della nuova miscela - sono potenti antiossidanti, ma il loro effetto si riduce con la tostatura: per questo non sono molto presenti nel caffè norma.
(IL SOLE 24 - SALUTE - di Paolo Fiore - 24/09/2009)

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UN BUON CAFFE' CONTRO L'ALZHEIMER
Nei roditori, la somministrazione regolare di caffeina ha portato alla riduzione dei livelli ematici e cerebrali della proteina beta amiloide.
La caffeina è in grado di ridurre in modo significativo i livelli ematici e cerebrali di una proteina, la beta amiloide, notoriamente molto elevati nella malattia di Alzheimer. Questo effetto, e un parallelo miglioramento dei sintomi, è stato dimostrato nei topi da un gruppo di ricercatori della University of South Florida che illustra la propria ricerca in due articoli pubblicati sul "Journal of Alzheimer's Disease".
I ricercatori, diretti in entrambi gli studi da Huntington Potter, avevano iniziato a interessarsi ai possibili effetti benefici della caffeina dopo che, alcuni anni fa, uno studio portoghese aveva riportato che i pazienti affetti da Alzheimer in genere avevano consumato meno caffeina nel corso dei due decenni precedenti rispetto ai soggetti che non soffrivano della malattia neurodegenerativa. Da allora diversi studi non controllati avevano suggerito che un moderato consumo di caffeina potesse rallentare il declino della memoria durante l'invecchiamento.
In questo nuovo studio controllato, basato sull'uso di topi geneticamente modificati in modo da sviluppare deficit mnemonici simili a quelli che si riscontrano nell'Alzheimer, è stato invece possibile isolare gli effetti della caffeina sulla memoria, distinguendoli da quelli legati ad altri stili di vita come la dieta e l'attività fisica.
I test avevano mostrato che all'età di 18-19 mesi - corrispondenti a circa 70 anni nell'essere umano - questi topi mostravano segni di deficit di memoria. A metà di essi i ricercatori hanno così iniziato a somministrare caffeina a un dosaggio equivalente di 500 mg al giorno (una tazzina di caffè ne contiene 100-120 mg e una tazza di tè 70-90 mg).
Dopo due mesi i topi a cui era stata somministrata caffeina eseguivano molto meglio i test per la valutazione della memoria e il pensiero associativo: di fatto le prestazioni mnemoniche non si discostavano significativamente da quelle dei topi normali di pari età. I topi trattati con placebo continuavano a mostrare invece prestazioni scarse.
Il cervello dei topi trattati mostrava inoltre una riduzione del 50 per cento nei livelli di proteina beta amiloide. Secondo i ricercatori, la caffeina contrasterebbe i processi infiammatori che nel cervello portano a una sovrapproduzione di proteina beta amiloide.
"Queste nuove scoperte forniscono prove che la caffeina potrebbe rappresentare un 'trattamento' per la malattia di Alzheimer e non solo una strategia preventiva", ha detto Gary Arendash, primo firmatario di uno dei due articoli, spiegando che al momento non è dato sapere se dosaggi inferiori ai 500 mg al giorno siano in grado di esercitare un effetto analogo o meno.
Questo, osservano i ricercatori, apre la possibilità di studi in questa direzione anche sull'uomo, considerato che, a esclusione di particolari categorie di persone, come ipertesi e donne in gestazione, un'assunzione moderata di caffeina di questo tipo non dovrebbe comportare effetti negativi secondo il National Research Council della National Academy of Sciences. (gg)
(LE SCIENZE - Repubblica - 07/2009)

"Caffè e anziani, poche tazze al giorno per una mente più fresca"
A questo proposito, uno studio europeo, al quale ha preso parte anche l'Istituto Superiore di Sanità, ha analizzato, nel corso di 10 anni, l'associazione tra consumo di caffè e declino cognitivo negli uomini anziani di Finlandia, Italia e Paesi Bassi. ... L'analisi è stata condotta seguendo per 10 anni 676 uomini sani nati tra il 1900 e il 1920 provenienti da Finlandia, Italia, e Olanda. ... Nel corso di 10 anni, gli uomini che consumavano caffè presentavano un declino cognitivo di 1,2 punti e gli uomini che non consumavano caffè presentavano un declino addizionale di 1,4 punti ... Il minore declino è stato osservato con un consumo di 3 tazze di caffè al giorno (0,6 punti). Questo declino è stato 4,3 volte inferiore rispetto al declino dei non consumatori.
(Bollettino di Informazione sui farmaci - N. 4/2007)

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IL CAFFE': MITI E REALTA' SULLA CAFFEINA
La caffeina è una sostanza naturale di origine vegetale (un alcaloide), che si trova nelle foglie, nei semi e nei frutti di oltre 63 specie di piante in tutto il mondo. Da tempo, i prodotti contenenti caffeina, tra cui il tè, il caffè e alcune bibite analcoliche, vengono gustati in tutto il mondo. In tempi più recenti sono state prodotte bibite contenenti livelli più elevati di caffeina ("bevande energetiche").
Questo articolo fornisce alcune informazioni di carattere scientifico su caffeina e salute e tenta di chiarire alcune delle controversie che riguardano questo ingrediente alimentare.

Mito: La caffeina crea dipendenza
Realtà: Le persone spesso affermano di essere "dipendenti" dalla caffeina nello stesso modo in cui dicono di essere "dipendenti" dallo shopping, dal lavoro o dalla televisione. In realtà, per la maggior parte delle autorità, la caffeina non crea dipendenza. Il consumo abituale di caffeina, se improvvisamente interrotto, può causare in alcuni soggetti mal di testa, stanchezza o sonnolenza. Normalmente questi sintomi hanno una durata di uno o due giorni e possono essere evitati se l'assunzione di caffeina viene ridotta in modo graduale.

Mito: La caffeina aumenta il rischio di malattie cardiache
Realtà: Studi su larga scala hanno dimostrato che il consumo di caffeina non aumenta né il rischio di malattie cardiovascolari, né i livelli di colesterolo nel sangue e non determina irregolarità del battito cardiaco. In soggetti sensibili alla caffeina, è stato osservato un lieve e temporaneo aumento della pressione sanguigna in seguito all'assunzione di questa sostanza. Tuttavia, questo aumento è paragonabile a quello provocato da attività fisiche consuete come il fare le scale. È opportuno che i soggetti con problemi di ipertensione consultino il medico per avere indicazioni su qual è il consumo di caffeina adeguato per loro..

Mito: La caffeina provoca il cancro
Realtà: Comprovate ricerche scientifiche hanno dimostrato che la caffeina non aumenta il rischio di cancro. Due studi condotti in Norvegia e alle Hawaii su un numero elevato di persone e un'analisi di 13 studi che hanno coinvolto oltre 20.000 soggetti non hanno messo in evidenza alcuna relazione tra il consumo abituale di caffeina e il rischio di cancro.

Mito: La caffeina è un fattore di rischio per l'osteoporosi
Realtà: Alcuni studi indicano che il consumo di caffeina può aumentare la perdita di calcio attraverso le urine. Tuttavia, è stato dimostrato che si tratta di una perdita minima e il consumo di caffeina a livelli normali non sembra incidere sul livello di calcio o sulla densità ossea. Studi più recenti hanno confermato che il consumo di caffeina non aumenta i rischi di osteoporosi, specialmente in donne che assumono un'adeguata quantità di calcio.

Mito: Le donne in stato di gravidanza o che desiderano avere un figlio, dovrebbero evitare la caffeina
Realtà: Una grande quantità di studi ha osservato gli effetti delle bevande contenenti caffeina sui fattori riproduttivi. I dati raccolti mostrano che il consumo moderato di caffeina non ha effetti negativi sulla salute della donna in stato di gravidanza e su quella del nascituro. I risultati di studi che hanno messo in relazione il consumo di caffeina con il tempo impiegato per il concepimento non hanno fornito alcuna prova concreta che il consumo di bevande contenenti caffeina possa ridurre la capacità di una donna di concepire. Due studi rilevanti compiuti negli Stati Uniti non hanno evidenziato alcuna relazione tra il consumo di caffeina e il numero di gravidanze o anomalie del parto. Inoltre, ricerche recenti non hanno individuato alcuna relazione tra il consumo di caffeina e l'aborto spontaneo o la crescita anormale del feto. Tuttavia, non è stato ancora chiarito quali effetti possa determinare il consumo di dosi elevate di caffeina ed è consigliabile alle donne in stato di gravidanza di farne un uso moderato.

Mito: La caffeina ha effetti negativi sulla salute dei bambini
Realtà: Generalmente i bambini hanno la stessa capacità degli adulti di metabolizzare la caffeina. Alcuni studi hanno dimostrato che gli alimenti e le bevande contenenti caffeina, se consumati in quantità moderate, non hanno effetti rilevabili sull'iperattività o sul livello di attenzione dei bambini. Tuttavia, nel caso di bambini particolarmente sensibili, dosi elevate di caffeina possono causare effetti temporanei quali eccitabilità, irritabilità o ansietà.

Mito: La caffeina non ha effetti positivi sull'organismo
Realtà: É ben noto che la caffeina aumenta il livello di vigilanza e di attenzione. Si raccomanda spesso di bere una tazza di caffè o di tè per contrastare la sonnolenza, soprattutto a coloro che devono guidare per lunghe distanze. Molte persone ricorrono alla "tazzina di caffè" pomeridiana per affrontare al meglio il lavoro. Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che la caffeina può migliorare la memoria e il ragionamento logico.É stato riscontrato che molte bevande contenenti caffeina, in modo particolare il tè e in tempi più recenti il caffè e il cioccolato, contengono antiossidanti. Gli antiossidanti sembrano esercitare effetti benefici sulla salute e nella prevenzione del cancro. Studi recenti suggeriscono che la caffeina può essere utile nel trattamento delle reazioni allergiche, grazie alla sua capacità di ridurre la concentrazione di istamine, le sostanze prodotte dalla reazione dell'organismo con un allergene. Inoltre, da tempo, è risaputo che la caffeina porta giovamento a chi soffre di asma. Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche in questo campo prima di trarre delle conclusioni.

In conclusione
Dopo decenni di ricerche, la comunità scientifica non ha documentato alcuna associazione reale tra consumo moderato di caffeina e rischi per la salute. Ognuno di noi può continuare a gustare tè, caffè e bevande contenenti caffeina affidandosi al proprio buonsenso e alla moderazione.

Cosa si intende per consumo "moderato" di caffeina
Un consumo moderato di caffeina per un adulto è di circa 300 mg al giorno. Per avere un'idea di cosa significhi in termini di dosaggio, ecco i quantitativi di caffeina contenuti in alcune delle bevande più comuni.

Bevanda / prodotto Quantitativo medio per porzione
Caffè solubile 75 mg in una tazza da 190 ml
Caffè filtro (caffè americano, caffè percolato) 85 mg in una tazza da 190 ml
Caffè espresso 30-50 mg in una tazzina da 30 ml
50 mg in una tazza da 190 ml
Bibite energetiche(con caffeina o guaranà) 28-87 mg in un bicchiere da 250 ml
Cola (dietetica o normale) 8-53 mg in un bicchiere da 250 ml
Altre bibite analcoliche 24 mg in un bicchiere da 250 ml
Cioccolata 5,5-35,5 mg in una barretta da 50 gr

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI1) American Cancer Society Medical and Scientific Committee. Guidelines on diet, nutrition and cancer. Cancer J. for Clinicians, 41(6):334-8,1996.2) Lloyd T and Rollings N Dietary caffeine intake and bone status of postmenopausal women. Amer J Clin Nutr.,65:1826, 19973) Barone JJ and Roberts H. Caffeine consumption. Food and Chemical Toxicology, 34:119-129,1996. Institute of Food Technologists Expert panel on Food Safety and Nutrition. Caffeine, a scientific status summary, 1987.4) Hinds, TS et al. The Effect of Caffeine on Pregnancy Outcome Variables. Nutr. Reviews, 54(7);203-207, July 1996. MAFF 1999. Caffeine in soft drinks. Food Safety Information Bulletin Services, No 109, p.13.
EUFIC - European Food Information Council

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ZUCCHERO VS CAFFEINA
L'eccesso di zucchero presente in alcune bevande "energetiche" annulla in breve l'effetto stimolante della caffeina

Restare svegli con la caffeina
Il rimedio più classico per scacciare il sonno è il caffé, ma da qualche tempo sono in commercio svariate bevande che si propongono come energetiche e hanno un certo contenuto di caffeina. Attenzione però: il loro effetto ?risvegliatore? potrebbe non esserci. Da uno studio condotto presso il Centro di ricerca sul sonno dell?Università di Loughborough, in Gran Bretagna, risulta che se la bevanda contiene troppo zucchero l?effetto della caffeina diventa trascurabile. Nel loro esperimento, descritto sull?ultimo numero di "Human Psychopharmacology" hanno somministrato a due gruppi di volontari ? che il giorno precedente aveva potuto dormire solo 5 ore ? due diverse bevande: o un soft drink ?energetico? (45 grammi di zucchero + 30 milligrammi di caffeina) o una bevanda analoga ma priva di zucchero. Successivamente li hanno sottoposti a 90 minuti di test, noiosi ma atti a valutare la loro capacità di concentrazione. Per i primi 30 minuti fra i due gruppi non si sono rilevate differenze nei tempi di risposta e negli errori commessi, ma dopo 50 minuti le prestazioni di quelli che avevano assunto anche lo zucchero iniziavano a calare significativamente? Un picco glicemico? Ha spiegato Jim Horne, che ha diretto la ricerca? Non è la cosa migliore per combattere il sonno. Meglio evitare quindi le bevande con troppo zucchero, e concedersi una bevanda con maggior quantità di caffeina e poco zucchero, magari dopo un pisolino?
(LE SCIENZE - Repubblica - 21/07/2006)

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IL CAFFE' PROTEGGE DALLA CIRROSI EPATICA ALCOLICA
L'ingestione prolungata di grandi quantità di alcol rappresenta la causa più frequente di cirrosi epatica nelle nazioni sviluppate. Le donne sembrano essere più suscettibili degli uomini, e probabilmente, hanno influenza anche differenze etniche. La quantità di alcol ingerita durante l'arco della vita e il tipo bevande alcoliche hanno anche un ruolo importante, cosicché è molto difficile separare l'influenza delle caratteristiche demografiche dagli altri fattori.
Poiché la maggioranza dei bevitori accaniti non sviluppa cirrosi, per forza di cose devono esserci altri fattori predisponenti. Questi possibili fattori comprendono la suscettibilità genetica, lo stato nutrizionale, meccanismi immunologici, il fumo di sigaretta, la dieta, interazioni con altre epatotossine.
Gli autori di questo studio, in passato avevano già segnalato una correlazione inversa fra numero di caffè bevuti e rischio di cirrosi epatica ad un follow-up di 10 anni. L'analisi coinvolgeva 132 persone ricoverate in ospedale e morte di cirrosi eaptica alcolica dal 1978 al 1988. La correlazione inversa fra caffè e cirrosi era più forte per i casi attribuiti all'alcol rispetto alla cirrosi epatica non alcolica, ma lo studio aveva una scarsa potenza statistica. Una correlazione inversa fra numero di caffè bevuti e cirrosi epatica è stata confermata anche da studi successivi. Una correlazione inversa simile è stata osservata fra epatocarcinoma primitivo e numero di tazze di caffè bevute al giorno, dati da tenere in grande considerazione poiché, solitamente, l'epatocarcinoma è preceduto da cirrosi.
Vi sono anche studi che hanno dimostrato livelli di transaminasi inferiori nei soggetti abituali consumatori di caffè. Poiché gli elevati livelli di questi enzimi sono considerati come un marcatore sensibile di danno acuto o subacuto del fegato, questi studi forniscono una prova indiretta per unapossibile protezione da parte del caffè. I meccanismi di questa protezione sono puramente speculativi, e non è chiaro se questa protezione dipenda dalla caffeina e/o da altri ingredienti del caffè.
In questo studio è quindi presentata un'estensione di quello precedente, con un follow-up di 22 anni su 330 soggetti che svilupparono cirrosi fra 128.934 ricoverati in ospedale fino al dicembre 2002. Furono selezionati pazienti con una diagnosi di cirrosi oppure di altra condizione cirrosi- correlata (varici esofagee, ascite ecc.).
Gli autori osservarono una correlazione inversa tra rischio di cirrosi alcolica ed aumentato consumo di caffè. C'era anche una correlazione inversa statisticamente non significativa (p < 0,05) fra consumo di caffè e cirrosi non alcolica. Il rischio relativo di cirrosi alcolica per tazza di caffè al giorno era 0,78 (IC 95% 0,71-0,85); per la cirrosi non alcolica il RR era 0,92 (IC 95% 0,84-1,02). La relazione inversa tra cirrosi alcolica e consumo di caffè era mantenuta dopo correzione per sesso, gruppo etnico di appartenenza, età, peso corporeo. Non vi era una diminuzione della riduzione del rischio associato con consumo di caffè con l'aumentare dell'intervallo di tempo fra la raccolta dei dati relativi al consumo di caffè e la diagnosi di cirrosi; il rischio relativo per coloro che bevevano più di quattro tazze di caffè al giorno, rispetto a quelli che non ne bevevano era 0,2 per il periodo inferiore a cinque anni; il RR era 0,3 da cinque a nove anni e 0,2 per più di dieci anni.
Il rischio di cirrosi alcolica era più elevato con l'aumentare dell'età, nel sesso maschile, nei fumatori e nei soggetti obesi, mentre le persone con un livello di educazione scolastica superiore avevano un rischio minore. Il consumo di caffè era positivamente correlato con il fumo di sigaretta e col consumo di bevande alcoliche, mentre era inversamente correlato con il consumo di te.
Per quanto riguarda le transaminasi, i livelli medi di questi enzimi erano progressivamente più elevati nei soggetti che consumavano maggiori quantità di alcol. Stratificando i livelli di transaminasi per consumo di alcol fu trovata una significativa relazione inversa fra consumo di caffè e prevalenza di transaminasi aumentate all'interno di ogni strato di consumo di alcol; questa relazione inversa era più forte nei bevitori accaniti rispetto a quelli che consumavano minori quantità di alcol.
I dati di questo studio dimostrano una significativa relazione inversa fra consumo di caffè rischio di cirrosi alcolica, indipendentemente da potenziali fattori confondenti. Al contrario, non c'era nessuna associazione statisticamente significativa fra consumo di caffè e rischio cirrosi non alcolica. La positiva correlazione fra consumo di caffè e fattori correlati con il rischio di cirrosi, come consumo di alcol, fumo di sigarette, obesità, indicano che questi fattori confondenti dovrebbero determinare una correlazione positiva e non inversa fra consumo di caffè e cirrosi.
I risultati di questo studio sono generalmente comparabili con quelli di studi precedenti, e suggerirebbero un possibile effetto protettivo del caffè contro il danno epatico. La minore prevalenza di aumento delle transaminasi nei bevitori di caffè non era limitata ai bevitori accaniti, nei quali tuttavia l'effetto protettivo sembrava essere ancora più forte. Studi precedenti avevano anche dimostrato una significativa associazione inversa fra consumo di thè, bevanda nella quale la caffeina è contenuta inquantità inferiori rispetto al caffè, e cirrosi epatica. In questo studio non fu trovata un'associazione inversa statisticamente significativa fra consumo di thè e rischio di cirrosi epatica.
Questi dati sembrano indicare che la caffeina ha un effetto protettivo nei confronti del danno epatico indotto dall'alcol. Questo effetto protettivo s eserciterebbe attraverso un'azione antagonista per i recettori dell'adenosina oppure tramite un'azione antiossidante, la quale potrebbe estrinsecarsi attraverso la stimolazione da parte del cafestolo (un componente liposolubile diverso dalla caffeina presente nel caffè bollito) attraverso l'induzione del glutatione, un fattore noto per svolgere un'azione protettiva a livello cellulare.
Tuttavia non è possibile escludere che altri ingredienti presenti nel caffè, un vegetale complesso con diversi ingredienti biologicamente attivi, siano responsabili di questo effetto protettivo.
Il limite principale di questo studio è che non furono raccolte informazioni sufficienti circa le abitudini di vita e dietetiche nei partecipanti. Per esempio, alcuni di loro con sintomi di epatopatia non diagnosticata potrebbero aver ridotto il consumo di caffè o aver smesso del tutto, quindi aumentando artificiosamente il rischio del gruppo di riferimento che non consumava caffè. Un altro limite è che la popolazione arruolata nello studio era rappresentata da soggetti ricoverati in ospedali, presumibilmente affetta da epatopatia grave, quindi lasciando inesplorato rapporto tra consumo di caffè ed epatopatie più lievi.
I risultati di questo studio non indicano un rapporto causale fra consumo di caffè e diminuito rischio di cirrosi epatica alcolica. Inoltre non hanno chiare implicazioni terapeutiche. Persino se il caffè fosse realmente protettivo, infatti, il provvedimento più importante per ridurre il rischio di cirrosi alcolica è di evitare o ridurre al massimo il consumo di alcol.
Questi dati potrebbero spiegare in parte la variabilità del rischio di cirrosi nei consumatori di alcol. Pertanto sono necessarie ricerche più approfondite e studi prospettici che chiariscano definitivamente i rapporti fra caffè e cirrosi epatica.
Per il momento, possiamo continuare a pensare che il consumo di caffè potrebbe rappresentare soltanto uno fra i tanti fattori in grado di modulare il rischio di cirrosi epatica alcolica. non c'è alcun motivo per indurre la popolazione ad aumentare il consumo di caffè, soprattutto per i possibili effetti sull'apparato cardiovascolare.

1: Klatsky AL, Morton C, Udaltsova N, Friedman GD.
Coffee, cirrhosis, and transaminase enzymes.
Arch Intern Med. 2006 Jun 12;166(11):1190-5.
PMID: 16772246 [PubMed - indexed for MEDLINE]

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ANTITESI: I DANNI DELLA CAFFEINA
Gli effetti della caffeina sul l'organismo sono stati ampiamente studiati, ma sui giornali non se ne ha mai notizia. Non se ne ha notizia da nessuna parte perchè l'intera popolazione nazionale, se non mondiale, è assuefatta dalla caffeina. Dottori, giornalisti, scienziati, scrittori - bevono tutti caffè. Le persone il cui mestiere è l'informazione sono di solito grandi bevitori di caffè. E pochi di essi si arrischierebbero a parlare contro questa popolare droga.
Una persona lo ha fatto. è Stephen Cherniske, uno scienziato che ha passato 10 anni della sua vita studiando approfonditamente gli effetti della caffeina sull'organismo e compilando un documento eclatante, "Caffeine Blues" ("Depressione da caffeina").
Sulla prima pagina di questo libro si legge:
- La Caffeina non puo' dare energia, ma solo stimolazione chimica; induce in uno stato di allerta che puo' condurre ad irritabilità, sbalzi di umore ed attacchi di panico.
- L'effetto finale della caffeina sull'umore puo' essere un grosso calo, che puo' portare a depressione ed a fatica cronica
- La caffeina da l'illusione di aumentare lo stato di vigilanza in quanto causa dilatazione delle pupille, accelerazione del battito cardiaco, ed aumento di pressione. In realtà, la caffeina non aumenta, nel complesso, l'attività mentale.
Ho letto (l'Autore dell'articolo, NdT) "Caffeine Blues" ed ho scelto le piu' importanti informazioni e notizie per questo articolo.

Il grande imbroglio della caffeina
Probabilmente avete letto da qualche parte, o vi è stato detto a scuola, che se il caffè è consumato in quantità "moderata" non causa alcun problema. Siete stati rassicurati. Qualche volta, potete aver letto sui giornali dei "benefici" che apporta l'uso del caffè. Finora, tutto bene. Chi mai ha detto qualcosa di negativo sul caffè? Cherniske risponde:
"Avevo sentito dire soltanto che la caffeina era un leggero stimolante e le sua correlazione con i disturbi di salute non era provata. Avevo anche sentito dire che la caffeina non dava assuefazione. Poichè seppi dalla mia dolorosa esperienza personale che era vero il contrario, ritenni di essere probabilmente stato raggirato sull'intero argomento."
"Mi sono rapidamente reso conto che ognuno è stato raggirato - ricercatori, dottori, giornalisti, e in particolar modo il pubblico. L'inganno è stato coordinato da un'industria il cui scopo è piuttosto semplice: introdurre nei nostri organismi piu' caffeina possibile. L'industria della caffeina sa che la caffeina indebolisce il nostro naturale senso di vitalità, rendendoci dipendenti dai suoi prodotti per superare la giornata. Sa che voi realmente bramate i suoi prodotti e, cosa piu' importante, che soffrite quando non li consumate."
"è una montatura commerciale, ed è legale. Non c'è da stupirsi che sempre piu' aziende stanno lanciandosi nel mercato della caffeina, producendone grandi quantità, dai caffè e tè speciali alle pillole energetiche "erboristiche" alla caffeina, bevande a base di frutta "corrette" con caffeina, bevande analcoliche "supercariche", birra con addizionata a caffeina, e addirittura acqua con caffeina aggiunta". (Caffeine Blues, pag. 4)

La legge dell'eccitazione
Herbert Shelton spiega in modo esplicito la delusione della stimolazione nel suo classico libro, "Ortobionomia".
"Ogni volta che una condizione o una sostanza irritante è somministrata per dare tono ad un organismo vitale cio' causa resistenza ed eccitazione manifestati con un'azione di indebolimento e di rafforzamento che sempre necessariamente diminuisce il potere di azione e lo fa precisamente nel grado in cui accelera l'attività; l'aumentata attività è causata dall'elevato dispendio di energia vitale richiesta, non compensata nel processo correlato, e percio' la fornitura di energia è diminuita di questa quantità… In tali circostanze, la vitalità o energia di un qualunque soggetto si manifesta con un dispendio energetico, mai come un suo accumulo.
In altre parole, cio' che sembra ci dia energia prosciuga le nostre energie. Lo stimolo che le persone ricevono dal bere caffè è un dispendio di forze vitali, non è energia reale, che puo' arrivarci solo dal riposo.
Cherniske che capisce cio' a fondo, spiega: "La caffeina non fornisce energia-solo stimolazione chimica. L'energia che si percepisce viene dallo sforzo del corpo di adattarsi all'aumentato livello nel sangue di ormoni dello stress… L'uso del caffè per migliorare l'umore è una benedizione di breve durata ed una maledizione di lunga durata. Mentre l'iniziale stimolo dell'adrenalina puo' procurare un provvisorio sollievo anti-fatica, l'effetto finale della caffeina è di una depressione, leggera o profonda. I pubblicitari e le "istituzioni" del caffè hanno nascosto all'opinione pubblica questo aspetto della caffeina…"
"Anche se i consumatori di caffeina possono sentirsi piu' svegli, l'esperienza è semplicemente quella di un aumento dell'attività sensoriale e motoria (pupille dilatate, aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna). La qualità di pensiero e la memoria non migliorano piu' di quanto migliora la qualità della musica quando suonata ad alto volume o velocità."

Tolleranza
Sulla tolleranza alla caffeina, dice: "Cio' che è sopportabile per una persona puo' essere eccessivo per un'altra. Inoltre, la razione di caffeina tollerabile in un certo periodo della vita puo' in realtà causare problemi di salute solo pochi anni dopo." (Caffeine Blues, pag. 8).
Spesso sentiamo dire che la caffeina è dannosa solo se consumata in eccesso, ma se presa in piccola quantità non è pericolosa, e puo' avere perfino effetti benefici, aumentando la "prontezza mentale". Ma da quando un veleno puo' essere benefico per noi?
"… di tutte le migliaia di ricerche che sono state pubblicate sulla caffeina, nessuna ha concluso che essa sia benefica."
La verità è che il bevitore di caffè moderato è una perla rara, perchè il caffè crea cosi' tanta assuefazione, che molti consumatori finiscono con il berne troppo. Ed una "persona media" è comunque un mito. La persona descritta dagli scienziati nelle loro pubblicazioni quando analizzano statisticamente il consumo di caffeina semplicemente non esiste. Non tutti reagiscono ad un veleno allo stesso modo, non tutti possono disintossicarsi alla stessa velocità, e non tutti ne consumano la stessa quantità.
I bambini ne risentono di piu', perchè il loro organismo è piu' puro. La stessa dose di caffeina avrà effetti differenti su persone differenti. Possiamo cosi' vedere l'erroneità della raccomandazione "moderazione" - perchè non significa nulla. La moderazione puo' solo riguardare gli elementi salutari della vita, non quelli che la danneggiano. La moderazione in questi casi è impossibile. Ogni quantità è eccessiva.

Ma come siamo giunti a bere caffè?
Sembra che i semi del caffè fossero usati come farmaco molto prima dell''uso alimentare. La pratica di dare sostanze tossiche ai malati è stata di moda per tanto tempo e non è cambiata molto al giorno d'oggi. Una buona percentuale dei farmaci di oggi contiene caffeina fra i "principi attivi". "Non era ancora il tredicesimo secolo quando I monaci arabi fecero una scoperta rivoluzionaria. I grani del caffè arrostiti potevano essere preparati in una bevanda. Piu' nessuno si sarebbe addormentato pregando! La notizia si espanse di monastero in monastero, poi arrivo' nelle strade del mondo che presto si riempirono di caffetterie." (Caffeine Blues, pag. 14)
"Quando il caffè fu per la prima volta introdotto nelle città europee nel diciassettesimo secolo, la gente era disgustata dal suo colore e dal suo odore. Si lamentarono che maleodorava e lo considerarono bitume per i tetti. Ma dopo che sperimentarono il suo effetto stimolante, la bevanda fu presto proclamata un miracolo della natura. Gli storici registrarono questo fenomeno senza accorgersi dell'ironia di cio' che stavano scrivendo. La caffeina è, dopotutto, una droga psicoattiva, e gli esseri umani tendono a desiderare ardentemente le sostanze che alterano il loro stato come la caffeina, la morfina, la nicotina, e la cocaina. Infatti, tutti questi alcaloidi sono chimicamente correlati e, pur avendo effetti molto differenti fra loro, sono tutti veleni." (Caffeine Blues, page 17).
Ora il caffè ha conquistato il mondo tanto che ognuno beve caffè, se non tè, se non altri tipi di bevande con caffeina, come la Coca-Cola. Gli americani sono i piu' grandi consumatori di caffè - con un abbagliante record di 420 milioni di tazze bevute ogni singolo giorno.

Tossicità del caffè
Il caffè è una droga "leggera" contenente un vasto assortimento di sostanze tossiche. In aggiunta alla caffeina, il caffè contiene centinaia di sostanze volatili inclusi piu' di 200 acidi. Il corpo le deve espellere attraverso un grande dispendio di energia, che è quella strana stimolazione percepita come "energia".
La caffeina è un veleno biologico usato per le piante come pesticida. La caffeina da al fogliame e ai semi un sapore amaro, che scoraggia il loro consumo agli insetti e agli animali. Se i predatori persistono nel mangiare le piante irrorate di caffeina, la caffeina puo' causare la distruzione del loro sistema nervoso centrale e perfino avere aspetti letali. Molti infestanti imparano presto a lasciar stare le piante." (Caffeine Blues, pag. 17). Ma gli umani si sono presi gioco dei loro istinti e dei loro gusti primordiali ed hanno cercato di fare con il caffè una bevanda bevibile, spesso mescolata con latte e zucchero. Ma il nostro senso del gusto una volta era in grado di scovare tale veleno - usato per le piante come pesticida per repellere gli insetti.
Ma la caffeina non è l'unica sostanza tossica nel caffè.
"Ricordiamoci che il caffè contiene un gran numero di sostanze chimiche, non solo caffeina, tra cui un gruppo di composti estremamente tossici noti come Idrocarburi Aromatici Policiclici (PAH). Possiamo ricordarli come gli agenri cancerogeni isolati nella carne cotta al barbecue." (Caffeine Blues, page 53).

Cioccolata
La cioccolata contiene una piccola quantità di caffeina, ma contiene anche una buona quantità di un'altra sostanza detta teobromina. è un analogo della caffeina e produce un simile effetto fisiologico. La combinazione di caffeina e teobromina contenute in un pezzo di cioccolata di un'oncia (28 g circa), raggiunge il potere stimolatore di 40 milligrammi di caffeina!
Ma tutti bevono il caffè!
"Quando si arriva al caffè, la piu' comune reazione che sento è: "Come potrebbe farti male? La gente beve il caffè da secoli"
"Per uno scienziato, questa osservazione è senza significato. La storia è piena di casi in cui milioni di persone hanno fatto seri errori. Ci sono erbe in Cina, ad esempio, che sono state usate in medicina per migliaia di anni e sono ancora in uso per trattare le congestioni al seno. Ma un ripetuto utilizzo nel tempo di queste erbe puo' causare cancro al naso e alla gola. Gli epidemiologisti (scienziati che studiano la distribuzione delle malattie nella popolazione) hanno stimato che questa abitudine ha causato morte prematura e dolorosa per milioni di Cinesi. Chiaramente, un grande numero di persone possono sbagliare, specialmente se non conoscono i fatti." (Caffeine Blues, pag. 49).
Ci si puo' anche chiedere la ragionevolezza delle comuni asserzioni che sentiamo da amici, personaggi famosi e colleghi. Nel film "Shadow of a Doubt", una famosa battuta di Josef Cotten fu: "Non posso affrontare il mondo al mattino. Devo bere un caffè prima di riuscire a parlare." Ora, sostituiamo alla parola caffè quella di un'altra droga, diciamo le anfetamine. Se una persona dice di non poter affrontare il mondo senza anfetamine, la chiamiamo tossicodipendente. La mandiamo a farsi curare e forse perfino in prigione. Ma poichè il caffè è una droga che noi stessi consumiamo, ammicchiamo e annuiamo, dicendo: "Si', non è la verità!" (Caffeine Blues, pag. 50).

Caffeina e problemi di digestione
"La cattiva digestione è un problema di cui si accorge la maggior parte della gente - e peggiora con la caffeina. Quella maxi-bibita o il doppio espresso che beviamo ai pasti è cio' che piu' contribuisce a gonfiore, dolore, gas che prova circa il 50% degli adulti americani dopo mangiato. E questi sintomi sono solo le manifestazioni fisiche dell'indigestione. Invisibili sono i pericolosi sottoprodotti della fermentazione e della putrefazione. Alcuni di questi sottoprodotti sono riassorbiti nel flusso sanguigno, e le tossine che rimangono nell'intestino aumentano i rischi di malattie gastrointestinali." (Caffeine Blues, pag. 60).

Caffeina e disturbi del sonno

"E' credenza diffusa che il caffè prima delle 3 del pomeriggio non possa disturbare il sonno. In realtà, la caffeina ad ogni ora del giorno puo' causare disturbi del sonno, specialmente se si è sotto stress."
Sembra che la caffeina disturbi la fase piu' importante del sonno: il sonno profondo. è un circolo vizioso: la somministrazione di caffeina porta a diminuire la quantità di sonno, e cio' porta ad aumentare la dose di caffeina; cosi' diminuisce la qualità del sonno, portando a problemi e fatica che inducono ad aumentare ancora la dose di caffeina, e cosi' via.
"Tendiamo a pensare che i problemi legati alla caffeina siano piu' sentiti dalle persone che lavorano. In realtà, i piu' pesantemente colpiti sembrano essere le persone anziane. Sebbene gli anziani tendano a ridurre il consumo di caffè, essi si disintossicano piu' lentamente dalla caffeina ingerita e il loro sistema nervoso è piu' sensibile di quello delle persone piu' giovani. Ora le ricerche stanno scoprendo che i disturbi del sonno fra gli anziani sono la maggior causa non solo delle alterazioni fisiche legate all'età, ma anche di quelle mentali." (Caffeine Blues, page 85).

Caffeina e denutrizione
Il caffè causa inoltre molte carenze alimentari. I veleni nel tè e nel caffè, caffeina inclusa, causano un aumento della perdita di vitamina B attraverso le urine. C'è anche una perdita di calcio.
"Le ricerche appena pubblicate in Annals of Nutrition and Metabolism hanno trovato che la caffeina aumenta la perdita di potassio di circa un terzo. A peggiorare la situazione, la perdita di questo minerale sembra accelerare quando alla caffeina si aggiunge lo zucchero. Gli studi mostrano che il meccanismo che sta dietro questa perdita del minerale puo' aver a che fare col fatto che la caffeina indebolisce la capacità dei reni di trattenere calcio, magnesio ed altri minerali. Piu' recentemente, lo zinco è stato aggiunto alla lista dei elementi nutritivi di cui la caffeina impoverisce" (Caffeine Blues, pag. 90).
In aggiunta, quando la caffeina viene somministrata, diminuisce l'assorbimento del ferro.

Caffeina e malattie mentali
Ho saputo per molto tempo che perfino una dose moderata di caffeina puo' causare una piccola depressione. L'ho notata su me stesso un paio di anni fa quando ho iniziato a bere tè, pensando che questa bevanda avesse solo una minuscola quantità di caffeina. Non riuscivo a prender sonno prima delle 2 del mattino ed iniziai ad avere una leggera depressione. Non appena smisi di bere tè, essa passo'. Quanta gente si sente depressa e stanca senza una ragione apparente? E quanti di essi bevono caffè o tè e non riescono a rinunciarvi?
"Se ad una persona vengono iniettati 500 mg di caffeina, entro un'ora essa esibisce sintomi di severa malattia mentale, fra i quali allucinazione, paranoia, panico, manie e depressione. Ma la stessa quantità di caffeina fornita nel corso di una giornata produce solo le piu' leggere forme di infermità mentale, contro le quali si assumono tranquillanti ed antidepressivi." (Caffeine Blues, pag. 124).

Caffè e stipsi
"... molte persone richiedono la caffeina perchè le aiuta a mantenere una normale regolarità intestinale, ma è come essere dipendenti dai lassativi. In ciascun caso, si usa una droga per indurre movimento intestinale, e alla fine molti bevitori di caffè diventano dipendenti da questa azione lassativa. Senza lo stimolo della caffeina, essi provano cio' che è conosciuto come "costipazione di rimbalzo" " (pag. 173).

Caffeina e mal di testa

"Quarantacinque milioni di americani soffrono di mal di testa cronico. Diciassette milioni soffrono di emicrania."
"La persona con il mal di testa non sa che esso è stato causato o scatenato dalla caffeina, cosicchè ricorre ad un antidolorifico (analgesico). Gli studi mostrano che, nel 95% dei casi, i medicinali analgesici contengono caffeina. Cosi' l'antidolorifico lavora, specialmente se il mal di testa è causato dall'astinenza dalla caffeina, ma la caffeina contenuta alla fine scatena un altro mal di testa. In definitiva, lo sfortunato che soffre diventa dipendente dall'antidolorifico per avere un briciolo di sollievo, ma il mal di testa aumenta in frequenza e in intensità. Cio' puo' andare avanti per diversi anni, creando un ciclo di dolore e depressione che distrugge la qualità della vita." (Caffeine Blues, pag. 185).
"Un mal di testa da cessazione di somministrazione di caffeina deriva dalla normale apertura (dilatazione) dei vasi sanguigni che sono ristretti dalla caffeina. In altre parole, la dose abituale di caffeina tiene ristretti i vasi sanguigni nel cervello. Quando la caffeina non viene consumata, questi vasi sanguigni ritornano alla normale capacità di flusso, e cio' aumenta la circolazione nel cervello che causa la palpitante agonia di un mal di testa da astinenza da caffeina." (Caffeine Blues, pag. 186).

Esaurimento della ghiandola surrenale

"La caffeina contribuisce all'esaurimento della ghiandola surrenale, e con essa viene impoverita una gran quantità di ormoni. Lo sterminio non è silenzioso. Si farà sentire ogni giorno in tanti modi, semplicemente quando non si riescono piu' a controllare a lungo le funzioni vitali come si riusciva una volta." (Caffeine Blues, pag. 197).

La caffeina e le donne
"Rispetto agli uomini, le ricerche mostrano che la caffeina è piu' dannosa per le donne, producendo effetti sfavorevoli a dosi inferiori. Gli effetti sono anche piu' estesi se si considera il danno che la caffeina provoca sul feto e sui bimbi in allattamento." (Caffeine Blues, page 225)
Ci sono altri fattori per cui la caffeina riguarda le donne: essa causa carenza di ferro; aumenta la perdita di calcio ed il rischio di osteoporosi; la caffeina produce un momentaneo miglioramento dell'umore, ma contribuisce ad una depressione di rimbalzo.

Ecologia: i pesticidi, la deforestazione e il problema dell'utilizzo del territorio
Il caffè è la maggiore coltura del mondo. Piu' del grano, del riso, del granoturco e del bestiame. Piu' della frutta, della verdura, o di ogni altra coltura di base - il caffè è il numero uno. Piu' delle automobili, dell'acciaio, di ogni altra cosa, solo terzo vicino al petrolio e ad alcuni metalli utilizzati per la fabbricazione delle armi. Il motivo è: il caffè è una droga, quasi ciascuno ne è dipendente, e fa parte della cultura.
Il caffè è una delle colture in cui si fa il piu' massiccio uso di pesticidi. Nei paesi in cui viene coltivato il caffè ci sono poche limitazioni sull'uso dei pesticidi, e ci sono ancor meno leggi che proteggano I lavoratori e l'ambiente.
"Per le piantagioni di caffè si usano enormi quantità di pesticidi che inquinano la terra, I fiumi, distruggono le piante e la vita animale attorno ad esse. I semi vengono presi dal mercato, ma cosa succede alla polpa del caffè ed all'acqua di lavorazione? Questa acqua, caricata da pesticidi, funghicidi e residui azotati, va direttamente nei corsi d'acqua locali, nei fiumi e nei laghi. Senza essere filtrata o depurata, questa acqua inquinata danneggia la vita acquatica cosi' come la salute delle persone che vivono accanto a queste masse d'acqua. E la polpa del caffè? Viene posta in immense, putride discariche, sprigionando la sua elevata carica azotata nell'acqua del sottosuolo e col tempo nelle stessi inquinati corsi d'acqua." (Caffeine Blues, pag. 276)
Cherniske nel suo libro menziona anche di come le piantagioni di caffè hanno probabilmente contribuito alla distruzione delle Foreste Pluviali piu' di ogni altra coltura nel mondo, poichè grandi porzioni di foresta sono rase al suolo ogni anno per far posto alle piantagioni di caffè.
La coltura del caffè utilizza intensivamente la manodopera e richiede ampi spazi e risorse. Sono cifre astronomiche solo se si calcola che la domanda mondiale di caffè è di 13 miliardi di libbre (6 milioni di tonnellate) all'anno. Poichè una piana media produce una o 2 libbre di caffè tostato all'anno, servono 7 miliardi di alberi. A giudicare da quanto il coltivatore medio puo' ottenere da ogni acro, si conclude che 70 milioni di acri (28 milioni di ettari) sono dedicati a crescere questo non-cibo, questa droga, questo veleno che contribuisce alle sofferenze umane e rovina la salute di milioni di persone senza che esse ne siano informate.
70 milioni di acri dedicati alla coltura del caffè. Riflettiamci per un momento. 70 milioni di acri… Se aggiungiamo ad essi il terreno dedicato alla coltura del cacao (per fare la cioccolata), alle foglie del tè, alla canna da zucchero, e all'uva (per fare il vino), arriviamo a numeri spaventosamente elevati. Centinaia di milioni di acri delle piu' fertili terre del mondo esclusivamente dedicate alla coltura del non-cibo e delle bevande che contribuiscono alla sofferenza dell'umanità. Perchè si parla di mancanza di cibo? Semplicemente si coltivano le piante sbagliate per gli scopi sbagliati!

La corruzione dell'industria dei cibi salutistici

"Fino agli anni '90, la caffeina era un tabu' per l'industria del cibi salutistici, come lo zucchero e la farina bianca. Le tisane d'erbe senza caffeina vennero lanciate dall'industria dei cibi salutistici, ove i prodotti privi di caffeina erano stati tradizionalmente marchiati come "scelta naturale". Ora gli stessi negozi "naturisti" hanno immense esposizioni di barattoli pieni di chicchi di caffè ed alcuni punti vendita hanno bar in cui si servono intrugli gonfiati con caffeina. Cosa è successo?" (Caffeine Blues, pag. 266).
"Il volto dell'industria cambio' quando gli originari sognatori hanno venduto ai conglomerati di aziende, per i quali il profitto è piu' importante dei princìpi della salute. La proliferazione del caffè biologico nei negozi di alimentazione naturale è decollata e, prima che l'opinione pubblica lo sapesse, le aziende di cibi salutistici hanno scoperto cio' che l'industria alimentare sapeva già da decenni: la Caffeina vende." (Caffeine Blues, pag. 267).

Sostituzione del caffè e rinuncia ad esso

Lo sappiamo: rinunciare al caffè è raramente facile, specialmente a chi per anni ne ha bevuto diverse tazze al giorno. I sintomi da disintossicazione includono mal di testa, depressione, stanchezza e molti altri disturbi.
Cherniske menziona un piano con cui una persona puo' smettere di bere caffè con pochi disagi, sostituendolo gradualmente con bevande alle erbe fino a non bere piu' caffè. Comunque, questo processo appare un po' lungo, e io (l'Autore, N.d.T.) personalmente raccomando un metodo piu' radicale; le persone seguiranno il metodo che pensa di poter fare meglio.
Ci vogliono 60 giorni perchè il nostro corpo elimini tutta la caffeina e veda veramente i risultati. Si possono accelerare i tempi con una dieta crudista o una dieta breve e rapida di sola frutta e verdura fresche.
Ci sono sostituti del caffè che possono essere usati per smettere di berlo. I negozi di cibi naturali offrono un'ampia gamma di prodotti, di solito fatti con cereali tostati, che hanno un sapore simile al caffè. Comunque, dovete essere sicuri di comprare dei sostituti genuini e senza caffeina. Prodotti come guaranà, noce di cola, tè verde, tè mate ed ephedra sono solo altre piante sorgenti di caffeina ed altre droghe stimolanti. Indeboliscono le funzioni del corpo proprio come fa il caffè. Esiste ad esempio un prodotto chiamato "Teeccino" che si prepara come il normale caffè ma non contiene caffeina nè alcun chicco di caffè. è fatto di datteri, fichi, carrube, orzo etc. (www.teeccino.com, email: info@teeccino.com)
Il libro Caffeine Blues si trova su www.amazon.com/sunfood02
(Articolo di Frédéric Patenaude pubblicato in Just Eat An Apple, Vol. 2, #2. - 02/2005)

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IL CAFFE' RIDUCE IL RISCHIO DI DIABETE
Chi consuma regolarmente molta caffeina, a parità di altri fattori, ha meno probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Annals of Internal Medicine", l'abitudine di bere caffè ha effetti benefici ben maggiori di quello di dare la sveglia al mattino. I forti consumatori di caffè presentano infatti un rischio molto minore di sviluppare il diabete di tipo 2. Questa malattia è molto comune soprattutto negli anziani. Oltre all'età, i fattori di rischio comprendono l'essere sovrappeso e poco attivi fisicamente. Nel 2000, uno studio di ricercatori olandesi aveva suggerito che, a parità di altri fattori, i bevitori di caffè avessero meno probabilità di sviluppare la malattia rispetto a coloro che non ne bevono. la ricerca, però, non distingueva fra le varietà caffeinate e decaffeinate. Nel nuovo studio, un gruppo di ricercatori dell'Università di Harvard e del Brigham and Women?s Hospital di Boston ha seguito 126.000 persone per più di dodici anni. I partecipanti dovevano periodicamente rispondere a dettagliati questionari che includevano domande sulle loro abitudini. Gli scienziati hanno determinato che gli uomini che bevevano più di sei tazze di caffè con caffeina al giorno presentavano un rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 pari a quasi la metà di coloro che non consumavano caffè. Fra le donne, il rischio per le bevitrici regolari era invece inferiore del 30 per cento. Gli effetti del decaffeinato erano più limitati: una riduzione del 25 per cento del rischio per gli uomini e del 15 per cento per le donne. "Sono buone notizie per chi beve caffè, - spiega Frank B. Hu, co-autore dello studio - ma ancora non sappiamo come mai questa bevanda ha effetti benefici per il diabete. Saranno necessarie altre ricerche". È noto che la caffeina nel breve termine aumenta i livelli di zucchero nel sangue, ma i suoi effetti a lungo termine non sono ancora del tutto compresi. Forse gli altri ingredienti della bevanda, come antiossidanti e magnesio, potrebbero svolgere un ruolo importante.
(LE SCIENZE - Repubblica - 08/01/2004)

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IL CAFFE' PROTEGGE DAL CANCRO
Un composto chiamato metilpiridinio, che si forma durante la tostatura del caffè, ha un effetto protettivo contro il tumore del colon.
Una tazza di caffè alla mattina può fare ben di più che dare la sveglia: secondo alcuni ricercatori tedeschi, la bevanda conterrebbe un composto attivo, chiamato metilpiridinio, in grado di prevenire il tumore del colon. Nel corso di studi con animali, il potente composto antiossidante si è rivelato capace di incrementare l'attività di enzimi di fase II che si ritiene proteggano contro questo tipo di cancro. Lo studio è stato pubblicato sul numero del 5 novembre della rivista "Journal of Agricultural and Food Chemistry". Da molto tempo gli scienziati sospettavano che il caffè offrisse qualche tipo di protezione contro il cancro. Quello dei ricercatori dell'Università di Münster, però, è il primo studio a identificare uno specifico composto antitumorale nel caffè. "Fin quando non verranno effettuati studi su esseri umani, - afferma il ricercatore Thomas Hofman - non si può indicare esattamente la quantità di caffè necessaria per ottenere un effetto efficace contro il tumore del colon. Tuttavia, i nostri risultati indicano senza dubbio che bere caffè, soprattutto se molto forte, fornisce una buona protezione". Hofman sottolinea che il caffè espresso contiene una quantità di composto anticancro circa due o tre volte maggiore rispetto a un caffè normale. Il metilpiridinio si trova quasi esclusivamente nel caffè e nei prodotti derivati. Non è presente però nei grani della pianta: si forma durante il processo di torrefazione a partire dal suo precursore chimico, la trigonellina. Il composto antitumorale si trova anche nel caffè decaffeinato e persino nel caffè istantaneo.
(LE SCIENZE - Repubblica - 30/10/2003)

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IL CAFFE' SULLA PELLE
Le sostanze presenti nel tè verde, come caffeina e catechina, potrebbero contribuire a prevenire i tumori della pelle.
Uno studio condotto al Susan Lehman Cullman Laboratory for Cancer Research della Rutgers University del New Jersey, negli Stati Uniti, ha mostrato che il trattamento della pelle con la caffeina può aiutare a prevenire i tumori della pelle. ?Non è un effetto di schermatura del Sole, - commenta Allan Conney, uno degli autori - ma qualcosa di più. Si tratta di un effetto biologico che, se fosse confermato, ci fornirebbe un metodo sicuro ed efficace di prevenire i tumori della pelle?. Da tempo è noto che l'esposizione alla radiazione ultravioletta solare è la causa principale dei tumori della pelle. L?uso di creme solari protettive può ridurre il rischio di tumori, ma è necessario identificare nuovi metodi di prevenzione per individui già esposti in passato ad alti livelli di radiazione solare. Gli autori dello studio hanno applicato caffeina ed epigallocatechina gallato (EGCG), due componenti del tè verde, sulla pelle di topi che erano stati esposti a dosi massicce di radiazione ultravioletta. Apparentemente i composti hanno inibito in modo significativo la formazione dei tumori. Sebbene lo studio mostri che gli effetti positivi siano presenti in entrambe le sostanze, la caffeina offre diversi vantaggi rispetto all'EGCG, meno stabile chimicamente e quindi di più difficile utilizzo. La ricerca ha anche evidenziato come l?azione di entrambe le sostanze sia altamente selettiva. Esse eliminano le cellule cancerose senza attaccare quelle sane a loro adiacenti. "La scoperta di questa selettività? Spega Conney? si è rivelata eccitante. Per di più non c?è differenza fra tumori benigni o maligni: in entrambi i casi le cellule venivano distrutte lasciando intatte quelle normali". Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista ?Proceedings of the National Academy of Sciences?, si propongono ora di proseguire la ricerca per stabilire se l'applicazione di questi agenti ha lo stesso effetto anche negli esseri umani. Presto saranno svolti i primi test clinici in questa direzione.
(LE SCIENZE - Repubblica - 26/08/2002)

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CAFFEINA E MALATTIA DI PARKINSON
Biologia
Questo studio indica un ruolo dei bloccanti dell'adenosina come potenziale intervento per modificare la malattia.

La discussa molecola del caffè avrebbe effetti positivi su questa diffusa patologia neurodegenerativa.
Un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston ha scoperto che, almeno nei topi, la caffeina previene la perdita dei segnali chimici che vengono a mancare nei casi del morbo di Parkinson. Lo studio collega gli effetti della caffeina al recettore A2A, che si trova su cellule nervose vicine a quelle che degenerano nei pazienti affetti dal morbo. I recettori A2A, che legano la molecola adenosina, si trovano in aree precise del cervello e la loro espressione è ristretta solo alle cellule che rappresentano i bersagli di quelle che vengono a mancare nella malattia. La caffeina agisce come un antagonista del recettore, bloccando il suo sito di legame alla proteina e rendendolo inattivi. Questo studio fornisce una possibile base per capire la relazione emersa fra il consumo di caffeina e il morbo di Parkinson e indica un ipotetico ruolo dei bloccanti dell'adenosina come possibile intervento per modificare la malattia. In effetti, molti altri studi hanno già mostrato che la caffeina riduce il rischio di sviluppare il morbo, ma nessuno aveva ancora proposto un possibile meccanismo di azione. I risultati ottenuti con gli animali devono comunque essere considerati con cautela, perché non è ovviamente sicuro che si possano applicare anche agli esseri umani, e per saperlo saranno necessarie ulteriori ricerche. Nonostante le cure, il morbo di Parkinson è una malattia che continua a progredire, spesso anche a causa degli effetti secondari degli stessi medicinali usati per combatterla. Secondo gli scienziati, un antagonista del recettore A2A potrebbe aiutare a migliorare le funzioni motorie, gravemente compromesse dalla malattia. Al momento sono però in corso le prime prove cliniche su pazienti umani, per cui è ancora presto per sapere quali siano i risultati.
(LE SCIENZE - Repubblica - 05/2001)

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